Dal 59° Congresso nazionale degli igienisti arriva un appello ad accelerare l’aggiornamento della programmazione vaccinale. Il presidente Enrico Di Rosa sollecita la pubblicazione almeno di una bozza del nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale per avviare il confronto con le società scientifiche. Sul tavolo anche i ritardi nella disponibilità dei dati sulle coperture, le criticità dei sistemi di sorveglianza e la necessità di rafforzare i Dipartimenti di Prevenzione.
La prevenzione non può permettersi di restare in attesa della programmazione. Soprattutto in una fase in cui le opportunità di immunizzazione si ampliano, le esigenze di protezione della popolazione cambiano e il Servizio sanitario nazionale è chiamato a rispondere a sfide epidemiologiche sempre più complesse. È questo uno dei messaggi più significativi emersi dal 59° Congresso nazionale della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), che si è svolto a Genova e ha riunito oltre 1.500 professionisti della sanità pubblica.
Tra le priorità indicate dagli igienisti spicca la necessità di imprimere un’accelerazione all’aggiornamento della programmazione vaccinale nazionale. Un’esigenza che riguarda tanto il Calendario vaccinale quanto, soprattutto, il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV), del quale la SItI auspica la pubblicazione in tempi rapidi, anche soltanto sotto forma di bozza, per consentire finalmente l’apertura di un confronto con il mondo scientifico.
A sollevare la questione è stato il presidente della SItI, Enrico Di Rosa, che non ha nascosto la preoccupazione per i ritardi accumulati. “Un elemento importante sul quale invece gli Igienisti registrano ancora qualche ritardo è l’aggiornamento del Calendario Vaccinale che è assolutamente fondamentale, così come caldeggiamo l’uscita – o quanto meno la bozza – del nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale sul quale desideriamo cominciare a confrontarci”.
Parole che mettono al centro una questione ormai difficilmente rinviabile. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025, prorogato fino alla fine del 2026, continua a rappresentare il riferimento per le politiche vaccinali italiane, ma il sistema ha bisogno di conoscere la direzione che si intende imprimere alla programmazione dei prossimi anni. La proroga garantisce continuità, ma non può diventare un motivo per rallentare la definizione delle nuove strategie. E soprattutto non dovrebbe impedire l’avvio di una discussione sulle priorità che dovranno caratterizzare il prossimo Piano.
La richiesta della SItI assume quindi un significato che va oltre il semplice aggiornamento di un documento istituzionale. Rendere disponibile almeno una prima bozza significherebbe mettere le società scientifiche, le Regioni e i professionisti della prevenzione nelle condizioni di contribuire alla costruzione di una strategia nazionale condivisa. Non si tratta di anticipare decisioni che spettano alle istituzioni, ma di avviare per tempo un percorso di confronto che, proprio per la complessità dei temi da affrontare, non può essere compresso nelle fasi finali dell’iter di approvazione.
Del resto, negli ultimi anni lo scenario della prevenzione vaccinale è cambiato profondamente. L’innovazione scientifica ha ampliato gli strumenti disponibili per proteggere la popolazione, mentre l’invecchiamento demografico e la crescente diffusione delle patologie croniche rendono sempre più importante sviluppare strategie di immunizzazione capaci di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita. Accanto alle vaccinazioni pediatriche, assumono un peso crescente la protezione degli adulti e degli anziani, la prevenzione delle infezioni respiratorie e la tutela delle persone fragili, per le quali le malattie infettive possono comportare conseguenze particolarmente gravi.
È un’evoluzione che richiede indirizzi nazionali chiari e aggiornati, non soltanto per recepire le nuove evidenze scientifiche, ma anche per orientare le scelte organizzative e garantire un accesso quanto più possibile omogeneo alle opportunità di prevenzione. Senza una programmazione condivisa, infatti, il rischio è che l’innovazione proceda più rapidamente della capacità del sistema sanitario di tradurla in programmi strutturati e accessibili alla popolazione, con possibili differenze tra i territori.
Per questo la pubblicazione almeno di una bozza del nuovo PNPV rappresenterebbe già un segnale importante. Consentirebbe di conoscere gli orientamenti della futura strategia nazionale, individuare le questioni ancora aperte e valorizzare il contributo delle società scientifiche, che da tempo mettono a disposizione delle istituzioni competenze ed evidenze per migliorare le politiche vaccinali. Continuare a rinviare anche questa prima fase di confronto rischia invece di allungare ulteriormente i tempi di un percorso che, per tradursi in interventi concreti, richiederà necessariamente ulteriori passaggi istituzionali e organizzativi.
La necessità di rafforzare la programmazione emerge con ancora maggiore evidenza se si guarda a un’altra criticità richiamata durante il Congresso: la difficoltà di disporre di dati vaccinali aggiornati e tempestivi. La nuova campagna antinfluenzale è già iniziata, ma, secondo quanto segnalato dalla SItI, non sono ancora disponibili i risultati ufficiali della stagione precedente in termini di attività svolta e coperture raggiunte, anche a causa di ostacoli di natura normativa.
“Sappiamo che i risultati della campagna di vaccinazione dello scorso anno sono in linea con l’anno precedente e che il numero di somministrazioni è ancora lontano dal raggiungere un livello soddisfacente. Sarebbe auspicabile, però, avere velocemente una trasmissione dei dati aggiornata sulle campagne vaccinali”, ha sottolineato Di Rosa.
Una situazione che evidenzia quanto sia difficile programmare efficacemente le attività di prevenzione senza poter contare su un quadro informativo completo. Conoscere tempestivamente l’andamento delle campagne vaccinali significa poter individuare le popolazioni meno raggiunte, valutare l’efficacia delle strategie adottate e intervenire dove le coperture risultano insufficienti. I dati, insomma, non rappresentano soltanto uno strumento di rendicontazione, ma una componente essenziale delle decisioni di sanità pubblica.
Allo stesso tempo, la SItI ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che interessano i sistemi speciali di sorveglianza delle malattie infettive, la cui piena operatività risulta ancora ostacolata, secondo la società scientifica, da carenze normative legate alla protezione dei dati personali. Una criticità che assume particolare rilievo in un contesto caratterizzato dall’emergere di nuove minacce infettive e dalla necessità di mantenere elevata la capacità di individuazione precoce dei rischi epidemiologici.
Gli igienisti chiedono quindi di superare questi ostacoli, individuando soluzioni che consentano di garantire la tutela della privacy senza compromettere gli strumenti necessari alla protezione della salute collettiva. Una sfida che si inserisce nella prospettiva One Health, richiamata più volte durante il Congresso, e che impone di rafforzare l’integrazione tra sorveglianza umana, veterinaria e ambientale.
Ma perché una programmazione aggiornata possa tradursi in risultati concreti è indispensabile intervenire anche sull’organizzazione dei servizi. Da Genova arriva infatti un forte richiamo alla necessità di potenziare i Dipartimenti di Prevenzione, che rappresentano il presidio territoriale attraverso il quale gli indirizzi nazionali si trasformano in attività rivolte alla popolazione. In questo senso, la SItI sottolinea l’importanza di procedere alla definizione di dotazioni organiche adeguate, come previsto nell’ambito della programmazione nazionale, con il coinvolgimento del Ministero della Salute e di Agenas.
“C’è bisogno di essere preparati e pronti a livello culturale, professionale e scientifico”, ha osservato Di Rosa, ricordando che alle competenze degli operatori devono necessariamente affiancarsi le risorse e le condizioni organizzative per svolgere efficacemente il proprio lavoro. La società scientifica ha ribadito la disponibilità a mettere a disposizione delle istituzioni proposte e contributi operativi, nella convinzione che il rafforzamento della prevenzione debba passare attraverso un impegno condiviso.
Il tema delle risorse si intreccia inevitabilmente con quello della governance. Un nuovo Piano vaccinale, per quanto ambizioso, potrà produrre risultati soltanto se accompagnato da servizi territoriali sufficientemente strutturati, sistemi informativi efficienti e strumenti capaci di favorire una maggiore integrazione tra Dipartimenti di Prevenzione, medicina generale, pediatria di libera scelta e specialisti. Una rete che diventa sempre più importante soprattutto per raggiungere le persone anziane e i pazienti con patologie croniche, per i quali la prevenzione vaccinale dovrebbe inserirsi stabilmente nei percorsi di presa in carico.
Il Congresso ha offerto anche l’occasione per riflettere sul ruolo più ampio della sanità pubblica di fronte alle trasformazioni demografiche, ambientali e tecnologiche. Dalle malattie infettive emergenti alle arbovirosi, dagli effetti del cambiamento climatico alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, gli scenari affrontati dai professionisti della prevenzione confermano la necessità di un sistema capace non soltanto di rispondere alle emergenze, ma soprattutto di anticiparle.
È in questa prospettiva che si inserisce il richiamo della vicepresidente della SItI, Roberta Siliquini, al ruolo delle società scientifiche come presidio della salute pubblica. La produzione di evidenze scientifiche, ha ricordato, non può rappresentare un obiettivo fine a sé stesso: occorre fare in modo che quelle conoscenze trovino applicazione concreta e contribuiscano realmente a migliorare la salute delle persone.
Un principio che vale in modo particolare per le politiche vaccinali, dove la distanza tra disponibilità delle evidenze, decisioni istituzionali e attuazione sul territorio può condizionare l’effettiva capacità di proteggere la popolazione.
Ed è proprio qui che torna centrale l’appello della SItI. Il Paese ha bisogno di un nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, ma prima ancora ha bisogno che il percorso per arrivarci entri finalmente nel vivo. La disponibilità di una bozza non risolverebbe, da sola, tutte le questioni aperte, ma rappresenterebbe un primo passaggio concreto per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, Regioni e comunità scientifica.
In un sistema sanitario che riconosce alla prevenzione un ruolo strategico per la salute dei cittadini e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, l’aggiornamento della programmazione vaccinale non può essere considerato un adempimento da affrontare soltanto quando il quadro sarà già definito. Il confronto deve poter iniziare prima, quando esiste ancora lo spazio per discutere priorità, obiettivi e modalità di attuazione.
Perché se è vero che la prevenzione significa agire in anticipo, questo principio dovrebbe valere anche per le decisioni che la rendono possibile. E, oggi, pubblicare almeno la bozza del nuovo Piano vaccinale sarebbe il primo passo per dimostrarlo.
